Dalla Lira All’Euro: Cronaca Di Un Esperimento Monetario

 

 

Il progetto monetario più ambizioso del XX secolo ha radici lontane e già dopo la fine della seconda guerra mondiale si iniziò a parlare di una Comunità Economica Europea (CEE), che abolisse i dazi di transizione delle merci tra i vari paesi e facilitasse gli scambi e i rapporti economici tra gli Stati europei.

Poi, verso gli anni 70, si inizia a parlare in modo più definito di una moneta europea, ma a causa della crisi del sistema monetario internazionale culminata con la fine del sistema dei cambi fissi, si abbandonò per il momento il progetto.

Tuttavia, per limitare le oscillazioni dei cambi tra le monete europee, si istituì nel 1979 una area di convergenza tra le principali divise europee e tale progetto è poi sfociato nello SME (sistema monetario europeo) in cui le varie monete erano allineate tra loro secondo una prefissata “banda di oscillazione”.  Si parlò allora di “serpente monetario” per indicare che le varie monete non dovevano oscillare oltre una certa distanza tra loro. Fu la prova di un ulteriore passo successivo, del resto già progettato molto tempo prima: l’Unione monetaria europea.

Nel 1992 vide la luce il Trattato sull’Unione Europea, firmato a Maastricht ( città dell’Olanda meridionale) entrato in vigore nel 1993, che ha fissato come termine ultimo per l’introduzione della moneta unica europea, il 1^ gennaio 1999. Da allora la Comunità economica europea assunse la denominazione di Unione Europea. Infatti, a partire dal 1999 fu introdotta come moneta unica dei paesi dell’Unione l’euro, di valore pari all’ecu, ( acronimo di European Currency Unit – unità monetaria europea-  unità monetaria convenzionale istituita nel 1979, con l’entrata in vigore dello SME, costituita da una valuta-paniere composta da quantità fisse delle valute dei paesi della CEE), che da moneta puramente ideale diventava moneta reale.  Da questa data, pur non circolando ancora come unità monetaria, furono fissate le parità tra l’Euro e le varie monete aderenti all’Unione.

Per l’Italia il rapporto di conversione Lira/Euro fu stabilito in modo irrevocabile in 1936,27 centesimi: tuttavia, già questo primo parametro fu giudicato da alcuni economisti inappropriato: in sintesi, l’Italia ha adottato una moneta troppo forte per la sua economia e l’ha convertita secondo parametri troppo bassi che hanno sopravvalutato in modo artificiale la sua divisa monetaria, incidendo in modo negativo sulla competitività dei nostri prodotti e sul rapporto con le altre monete mondiali.

L’Euro come moneta ufficiale fu adottato il 1^ gennaio 2002 ed i 12 Stati inizialmente aderenti all’Unione monetaria furono :

-         Austria

-         Belgio

-         Finlandia

-         Francia

-         Germania

-         Grecia

-         Irlanda

-         Italia

-         Lussemburgo

-         Olanda

-         Portogallo

-         Spagna

A questi Stati si sono poi aggiunti successivamente:

-         Slovenia ( 1°gennaio 2007)

-         Cipro e Malta ( 1°gennaio 2008)

-         Slovacchia ( 1° gennaio 2009)

-         Estonia ( 1° gennaio 2011)

-         Lettonia ( 1° gennaio 2014)

-         Lituania ( 1°gennaio 2015)

Infine, restano da considerare il Principato di Monaco, il Principato di Andorra, la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano, che hanno aderito all’Euro in forza di trattati economici e doganali.

Vi è però una differenza tra i paesi che hanno adottato l’euro come loro moneta e l’Unione Europea, di natura più estesa, che comprende al momento 27 Stati, i quali, pur avendo aderito all’Unione, non hanno tutti adottato l’euro. Infatti, negli ultimi anni mentre si registra l’ingresso nell’Unione, di molti paesi appartenenti all’ex blocco sovietico, sono rimasti invece fuori dall’euro paesi come la Svezia e la Danimarca. 

Il Regno Unito, invece, che pur ha fatto parte dell’Unione Europea ( fino al referendum sulla Brexit del luglio 2016) non ha mai adottato l’euro come divisa monetaria ed ha preferito mantenere la sterlina sia per motivi di indipendenza monetaria che di prestigio nazionale. Inoltre, a seguito dall’exit della BG dall’Unione, tutte le accuse rivoltele, di irresponsabilità e di imprudenza, dai principali mass media mainstream, alla prova dei fatti si sono dimostrate prive di fondamento: infatti, all’indomani della uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea mentre la Borsa di Milano segnava un meno 25%, la Borsa di Francoforte un meno 10,4%, la Borsa di Parigi un meno 9,6%....la Borsa di Londra segnava invece un + 5,6% a conferma che la pavantata catastrofe non ci è stata e che i profeti di sventura che affollano la carta stampata, i siti internet, le accademie e le università, sono “chevaliers servant” rispetto ad altri interessi che utilizzano l’Unione economica e monetaria evidentemente per altri fini.

L’argomento chiave, per poter comprendere la attuale condizione socio-economica dell’Unione di cui pochi parlano, è rappresentato dai “criteri di convergenza”  che hanno dettato l’ingresso e la permanenza nell’euro dei Paesi citati, ognuno dei quali con una propria economia, un proprio sistema economico-finanziario, un proprio ritmo di crescita economia, una propria spesa pubblica e un proprio background culturale. Questi parametri contenuti in un trattato chiamato “Patto di stabilità e crescita” in sintesi stabiliscono:

1)    Il divieto per ciascun Paese aderente all’Euro, di non superare il rapporto debito pubblico/PIL del 60%. Cioè la richiesta di valore monetario di ogni Stato ( verso le Banche e gli operatori finanziari privati, non potendo gli Stati stampare moneta in modo diretto), per qualunque ragione non può superare nel corso dell’esercizio finanziario il 60% della ricchezza prodotta dal Paese. Se per esempio un Paese è in recessione e produce meno ricchezza anche il debito di quel paese, da cui dipende la disponibilità monetaria per pagare i servizi pubblici, dovrà scendere ulteriormente, con ulteriore difficoltà per poter assolvere ai suoi compiti pubblici primari.

2)    Il limite imposto a ciascun Paese di non avere un disavanzo effettivo di bilancio che superi il 3% del PIL. Spieghiamo. Ogni Stato ha un suo bilancio pubblico col quale programma le spese pubbliche, paga i servizi pubblici, compie politiche a favore dei più disagiati, dà impulso alle imprese, etc. Ora tutto questo , specie nei periodi di crisi economica, richiede maggiori esborsi da parte dello Stato, proprio per contrastare la congiuntura economica negativa e far ripartire l’economia. Tale modalità di spesa è infatti codificato nei migliori trattati di politica economica e monetaria come regime di deficit spending, ed è fisiologico e strutturale in ogni Paese. Invece si è stabilito che per nessun motivo il bilancio di uno stato aderente all’Euro può avere un disavanzo di uscita maggiore del 3% della ricchezza prodotta dal Paese: è questo un serio e grave vincolo ad ogni politica di crescita economica e ad ogni sostegno all’economia, all’impresa e ai salari.

3)    Un tasso di inflazione per ciascun Paese, non superiore all’1,5% rispetto alla media dei tre Stati europei più “virtuosi”, nell’intervallo considerato. In sostanza, ne risulta “ingessata” ab origine,ogni forma di crescita economica e di sviluppo sociale basato sull’uso sapiente e razionale dello strumento monetario, in funzione espansiva del reddito in termini strutturali ed antirecessivo ai fini congiunturali.

4)    Un tasso di interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio di riferimento dei tre Stati europei più “virtuosi”. Oggi, in una economia globalizzata, i tassi di interesse si allineano seguendo il corso delle valute, delle transazioni finanziarie e dei surplus/deficit della bilancia dei pagamenti dei vari Paesi, per cui stabilire in termini aritmetici una soglia limite di una grandezza economica e finanziaria di rilevantissimo interesse strategico, come il tasso di interesse, all’interno di una unione monetaria, può a nostro avviso, significare solo due cose: la prima, non aver compreso i fondamenti base dell’economia politica e monetaria; la seconda, programmare la lenta agonia di un Paese, in un contesto di natura planetaria, con conseguente spostamento dei centri di potere decisionali verso altri assetti di natura non istituzionale e democratica ( cosiddetta “sinarchia” dal greco syn, assieme, ed archè, comando,ovvero gruppo elitario che controlla e dirige il mondo).  

5)    L’obbligo su un medio termine per ciascun Paese aderente all’Euro di avere un bilancio pubblico in pareggio. Ciò significa che, mentre come detto prima esiste già un limite al disavanzo di bilancio ( saldo negativo) di ogni Paese, nel medio termine questo seppur minimo disavanzo, deve addirittura essere eliminato, con un regime di restrizione ulteriore, graduale e perverso, alla spesa pubblica e ai servizi pubblici dei cittadini.

Infatti con il “fiscal compact” ( il patto di bilancio firmato da 25 dei 28 Paesi membri dell’Unione Europea) è entrato in vigore dal 1° gennaio 2013, un regime finanziario più restrittivo e severo, cui hanno dato corsole rispettive riforme costituzionali e legislative attuate poi dai singoli Paesi. Sotto questo profilo è stupefacente che il dibattito parlamentare che ha poi condotto alla riforma dell’art 81 della Costituzione italiana ( uno degli architravi della Repubblica), sia praticamente passato in secondo piano e che la legge costituzionale n.1 del 20.04.2012 che ha mutato profondamente il regime finanziario del nostro Paese, sia stata sostanzialmente ignorata dai mass media ed è al momento, del tutto sconosciuta ai cittadini.

6)     Il divieto da parte delle istituzioni comunitarie di “salvataggio” (cd.  bail out), dei Governi nazionali, in caso di gravi difficoltà finanziarie. Un esempio può aiutare a capire. Se un Governo è un difficoltà e non riesce a ripagare il suo debito pubblico che aumenta sempre di più, la BCE non può aiutare questo paese il quale per ridurre questo debito è costretto a ridurre in modo ancor più drastico le sue spese, tagliando servizi sociali, prestazioni pubbliche, servizi pubblici essenziali, ed in alcuni casi come è successo negli anni scorsi con la Grecia a vendere parte del proprio territorio ( per esempio il porto del Pireo) alle istituzioni finanziarie private ( come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale) per poter rientrare del proprio debito. Tuttavia ci chiediamo: è democratico ed è legittimo vendere una parte del proprio territorio sovrano che appartiene allo Stato e ai cittadini e non ad un Governo,per risanare un debito?? E se il problema del debito pubblico per questo paese si ripresenta di nuovo, come già sta accadendo per la Grecia, per il Portogallo e anche per l’Italia, il Governo sarebbe pronto a vendere di nuovo un’altra parte del proprio territorio arricchendo così banche e società finanziarie private a danno dei cittadini e dei popoli?? 

Ed infatti dalla nascita dell’Unione monetaria e di questo Patto di crescita e stabilità (il nome  sembra quasi un insulto), le norme del Patto sono state violate da molti paesi: Portogallo, Olanda, Grecia; Francia, Italia e…Germania!!

Anche la Germania ( dal 2002 al 2005), che gode di un regime di favore all’interno dell’euro è stata costretta a violare le regole stabilite dal Patto di stabilità a causa dei suoi assurdi, irragionevoli ed eccessivi vincoli che esso pone.

Concludendo sugli aspetti economici e giuridici appare evidente che:

 la politica monetaria ( cioè la scelta di emissione della moneta in termini di quantità, qualità e modalità) è interamente gestita dalla Banca Centrale Europea –BCE- ( cioè da un club esclusivo di banche private che la compongono) e che gli Stati “sovrani”, non decidono affatto in tale delicata materia monetaria.

la politica valutaria ( cioè i rapporti di cambio tra le varie monete mondiali) è gestita dalla BCE che domina e dirige ogni decisione in materia monetaria.

La politica di bilancio ( cioè le entrate e le spese che dovrebbe disporre ciascuno Stato)  sono fortemente condizionate dai principi stabiliti dal patto di stabilità e crescita che impediscono sostanzialmente a ciascuno Stato di poter decidere in piena autonomia le proprie entrate e le proprie spese.

La politica dei redditi ( che dovrebbe adeguare gli stipendi e i salari alla produttività) è resa inutile dal momento che la crescita economica è quasi nulla e che la deflazione,  rende impossibile ogni adeguamento dinamico delle scelte di distribuzione del reddito, che dipendono in modo determinante anche da decisioni di natura monetaria, ormai non più appannaggio dei singoli Stati.

Appare chiaro che la politica economica come strumento fondamentale delle decisioni base di una società, non è più in mano alle istituzioni “sovrane” degli Stati, che ormai sono sostanzialmente impotenti dinanzi ad ogni problema di natura monetaria, valutaria e finanziaria, perché di fatto non sono più essi a decidere, ma subiscono scelte imposte da una ristretta elite bancaria e finanziaria, che da un lato agisce dietro il paravento delle istituzioni europee con una azione di lobbing, articolata ed estesa, che detta l’agenda normativa,  dall’altro, domina ed interferisce in modo determinate nel mercato dei capitali, dominato dal “tribunale degli investitori”, una ristretta cerchia di grosse società collegate tra loro, che muovono somme in grado di condizionare i bilanci degli Stati, condizionando l’economia del globo.

Nonostante ciò, l’euro, moneta ufficiale di 330 milioni di cittadini europei, aspirava a diventare una delle monete forti del pianeta,e magari, ad affiancare il dollaro come moneta di riserva nei pagamenti internazionali. Al momento della sua introduzione l’euro si cambiava con 1,18 dollari, sebbene a seguito di attacchi speculativi abbia registrato una forte discesa a 0,84 dollari nel 2001, alla fine del 2004 si è riportato al valore di 1,36 dollari e dopo la crisi del 2008 intorno a 1,50 dollari.

Tuttavia, è stato osservato da alcuni studiosi di economia monetaria,che all’interno dell’area euro, vi sono alcuni elementi di debolezza identificabili sia nel forte debito pubblico di alcuni Stati dell’Unione ( Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia…i cosiddetti PIIGS), i quali non sono riusciti a ridurlo, sia nel deficit di bilancio di alcuni paesi ( che ha superato il 3% a seguito della crisi del 2008) anche a causa dell’intervento di alcuni governi a sostegno delle banche e dell’economia.

Intanto, nella primavera del 2010 viene ad emersione la grave situazione dei conti pubblici greci ( tenuta celata dai governi ellenici, benché sia stato poi accertato che già in precedenza i conti pubblici della Grecia furono truccati dai tecnici della Goldman Sachs,per consentire alla Grecia di rientrare nei parametri dell’Unione Europea) e la speculazione internazionale intanto, prese di mira l’euro, che in poche settimane lasciò sul terreno oltre il 20% del suo valore,portandosi intorno a 1,20 dollari, circostanza che comunque avvantaggiò le esportazioni dell’eurozona.

Anche verso la fine del 2010 l’Irlanda si trovò in difficoltà e dovette richiedere sostegni finanziari all’Unione Europea, in cambio di rigorosi tagli alla spesa pubblica.

Tale politica di austerità economica, seguita da diversi governi europei per risanare i propri conti, ha determinato un forte innalzamento della disoccupazione, un freno agli investimenti con conseguente blocco della crescita economica, nonché una forte e persistente recessione.

A questo punto della situazione sono poi intervenuti altre decisioni adottate in sede europea come il Fiscal Compact ( firmato il 2012 ed entrato in vigore nel 2013) che ha imposto agli Stati dell’eurozona deficit strutturali bassissimi insieme ad avanzi di bilancio primari ( ovvero bilanci positivi al netto della spesa per interessi sui titoli di stato).

Tale situazione, secondo diverse analisi, ha favorito col tempo, l’asse speculativo e neomercantile franco-tedesco. Infatti,per poter avere entrate nette nel settore NG ( cioè non governativo) uno Stato sarà costretto a puntare tutto sulle strategie - neoliberiste e mercantili - dell’export ( cioè esportare di più di ciò che importa) con una corsa continua al ribasso dei salari e delle condizioni di vita della popolazione. Ed è ciò che ha fatto la Germania,che con queste politiche ha di fatto distrutto la concorrenza di tutti gli altri Stati europei, in ciò però sostenuta anche da alcuni fattori che gli analisti tendono a ridimensionare: una affinità costruita a tavolino,  dei parametri di Maastricht con i suoi fondamentali economici, un più efficiente rapporto tra il tasso di conversione del marco e l’euro, nonché una struttura del debito pubblico teutonico diversa, rispetto a quella degli altri Stati europei che la avvantaggia non poco ( ma su questi aspetti occorrerebbe uno studio a parte).

La complessa situazione determinatasi a seguito della introduzione dell’euro e delle conseguenze socioeconomiche ad esso connesse, ha sviluppato un ampio ed articolato dibattito in cui, a fronte di economisti e politici ortodossi, sostenuti dai mezzi di comunicazione mainstream e da un intero apparato di regime che sostiene l’euro a spada tratta e lo diffonde come fosse il Verbo assoluto ed intangibile, si è fatta strada una vasta platea di alti dirigenti pubblici, prestigiosi economisti monetari ed esperti giuristi, che con le loro articolate ed indipendenti analisi hanno affrontato in modo eterodosso e senza condizionamenti l’euro, da varie angolazioni, pervenendo ad un giudizio nettamente negativo ed in alcuni casi addirittura eversivo, rispetto all’intero impianto politico, economico, monetario e giuridico dell’Unione Europea. Di questi contributi, di quantità e di qualità notevole, si forniscono in questa sede solo alcuni stralci, onde fornire nuclei di riflessione verso più articolati ed approfonditi studi, per chi intendesse proseguire in questo senso.

Il Prof. Giacinto Auriti ( eminente giurista, autorevole esperto di economia monetaria e fondatore della omonima Scuola di studi giuridici e monetari) ebbe tra l’altro ad osservare in tempi non sospetti che “l’euro è una moneta coloniale del dollaro, perché è una moneta di serie B in quanto opera in un mercato disorganico; il mercato europeo infatti, manca delle fonti di energia. Solo gli economisti senza cultura possono ritenere l’euro moneta idonea a consolidare le prerogative della sovranità. Per fare un paragone, oggi l’euro è come una fabbrica che può produrre tutti i beni di prima necessità tranne uno; l’euro può comprare tutto tranne il petrolio e quando l’Europa ha bisogno di petrolio deve usare il dollaro. La storia, maestra di vita, ha insegnato che nel momento in cui l’Europa, stava completando l’organicità del mercato con l’apertura ai mercati orientali, l’America è intervenuta nel Kossovo con il ridicolo pretesto di combattere il contrabbando di petrolio. Ecco perché l’euro non può assumere altro che la funzione di moneta coloniale”.

 Il Prof Alberto Bagnai (docente universitario di politica economica ed autorevole pubblicista), proseguendo e sviluppando il discorso, anni dopo si esprimerà affermando che “l’euro è precisamente il segno della nostra sudditanza culturale e politica agli Stati Uniti: uno strumento costruito con logica statunitense per difendere interessi di carattere economico e geopolitico. Si, perché, in un mondo che si sta de-dollarizzando e dove quindi il potere del signoraggio degli Stati Uniti (stampo e compro) è progressivamente eroso, gli Stati Uniti intuiscono che non potranno continuare ad essere l’acquirente mondiale di ultima istanza…un bell’aggancio valutario euro-dollaro e il TTIP ( Transatlantic Trade and Investiment Partnership - trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, ndr -) trasformerebbero gli Stati europei nei PIIGS dell’Unione Transatlantica ( il paese in deficit estero), con grande soddisfazione degli Stati Uniti che di questa unione diventerebbero la Germania ( il paese in surplus estero)!”.

 Inoltre, in una recente ed accurata monografia , dedicata ad una approfondita analisi dell’Euro, dal titolo eloquente “il tramonto dell’Euro”, lo stesso Bagnai, ad un certo punto della sua esposizione conclude affermando che “ Oggi, quello che si sta svalutando, non è la valuta italiana, che non c’è più, ma sono tutte le altre attività finanziarie e reali del nostro paese, dai titoli del debito pubblico alle aziende. In entrambi i casi, gli investitori esteri possono acquistare attività italiane a vile prezzo, guadagnandoci. Ma nel 1992, la svalutazione della lira, se da un lato permetteva agli speculatori di lucrare la differenza di cambio, dall’altra però rilanciava l’economia periferica. Oggi,la svalutazione dei titoli del debito e delle quotazioni azionarie delle società italiane, agevola solo la svendita del nostro Paese ai creditori esteri, senza l’effetto difensivo e propulsivo, dato dalla svalutazione del cambio. E il nostro governo, da buon curatore fallimentare, prende tutti quei provvedimenti che possono tranquillizzare i creditori esteri (come l’abolizione delle tutele dei lavoratori previste dall’art 18 dello Statuto dei Lavoratori), perché l’unica svalutazione ammessa è quella interna e quindi il taglio dei salari e degli stipendi, con conseguente caduta dei consumi, che insieme all’aumento dei tassi di interesse, nonchè alla stretta creditizia delle banche e al crollo degli investimenti produttivi, porta l’economia al collasso”….parole che a nostro avviso, non hanno bisogno di ulteriori commenti ma semmai, di profonda ed accurata riflessione.

Il Dott. Paolo Tanga ( già direttore generale della Banca d’Italia ed autorevole esperto di circolazione monetaria) ha dichiarato che “…l’euro è una moneta straniera, è a debito ed inoltre accelera il processo di distruzione della ricchezza reale del paese, favorendone l’acquisizione da parte della finanza speculativa internazionale privata, detentrice del patrimonio monetario del SEBC (Sistema europeo delle banche centrali) dal 1^ giugno 1998 di cui l’Italia fa parte. Al contrario, l’adozione di un proprio metro monetario ribalterebbe la situazione e consentirebbe ai cittadini di creare una moneta che viene realmente accreditata, cioè una moneta nazionale a credito”.

Jan Kregel ( economista e prestigioso esponente della MMT) dopo  una accurata analisi econometria è giunto a queste conclusioni “La Germania sembra aver adottato una politica di controllo della crescita dei salari nominali ed un tasso che è inferiore alla crescita della sua produttività interna. I costi unitari del lavoro tedesco sono in calo…se la Germania infatti continua a cercare di abbassare i suoi costi unitari del lavoro al 5 per cento – cioè a prezzi che sono sostanzialmente inferiori a quelli degli altri paesi europei, senza più la possibilità, come in passato, di rivalutare il marco rispetto alle altre valute – questo significa che se io sono un costruttore o un governo di un paese europeo non tedesco, sperimenterò margini di profitto in calo, finchè anch’io non riuscirò a comprimere i miei costi unitari del lavoro”. La conseguenza macroeconomica di questa analisi si può chiaramente vedere davanti ai nostri occhi : incremento dei deficit delle partite correnti dei paesi della periferia europea, insieme ad un notevole impatto deflazionistico in tutta l’eurozona!! 

Riprendendo questo tipo di argomentazioni, l’agenzia di rating Moody’s ( tra le più rinomate agenzie mondiali nel settore della valutazione della solidità creditizia), ha sostenuto che “…una uscita dall’EURO della Grecia sarebbe positiva perché rilancerebbe l’economia reale nel medio periodo. Infatti la Grecia tornerebbe ad una moneta compatibile con la sua economia svalutando rispetto all’euro e alle altre valute. Questo renderebbe più competitive sui mercati esteri i suoi prodotti,aumentando l’esportazione e l’occupazione interna. Inoltre la sovranità monetaria consentirebbe alla Grecia di fare deficit positivi di bilancio e di investire in infrastrutture rilanciando l’occupazione invece che pagare enormi interessi sul debito pubblico come fa adesso”.

Sviluppando il problema sotto un altro profilo, Randall Wray ( docente universitario e fondatore della MMT insieme a Warren Mosler) ha colto due punti critici dell’intera architrave della moneta unica europea quando afferma che “ il problema è che l’UEM ( Unione monetaria europea, ndr) ha separato la moneta dalla politica fiscale : tutti i membri hanno adottato l’euro, ma ogni Stato separatamente è responsabile della propria politica fiscale e nel trattare con le proprie banche, se dovesse arrivare di colpo una crisi finanziaria…l’UEM è stata istituita appunto per punire i deficit di bilancio: questa era l’idea di base che stava dietro il fatto di spezzare il nesso tra la politica fiscale e la valuta. Il difetto era già di progettazione”. E poi, proseguendo nella sua analisi conclude ad un certo punto in modo lapidario con queste parole: “ uno degli obiettivi dell’integrazione europea è stato quello di liberare i flussi di lavoro e dei capitali, eliminando le barriere in modo che i fattori di produzione potessero varcare le frontiere. Infatti, questa era la ragione principale per l’adozione della moneta unica…ciò che è importante nel contesto della crisi attuale è che ha permesso alle banche di acquistare attività ed emettere passività in tutta l’eurozona, cosa che hanno fatto senza ritegno. Le loro attività rischiose sono state alimentate dalla deregolamentazione delle banche contenute negli accordi di Basilea, che hanno consentito alle banche europee di partecipare agli stessi progetti equivoci che avevano perseguito le banche di Wall Street. E siccome l’UEM ha lasciato ogni responsabilità della risposta alle crisi, ai singoli Stati membri, era certo che una crisi, avrebbe fatto crollare tutto il castello di carte…..le banche sono state lasciate libere di accumulare enormi debiti di cui in ultima analisi avrebbero dovuto farsi carico i governi, che però, siccome avevano abbandonato la sovranità monetaria, non erano assolutamente in grado di sopportare questo peso”. Parole, di una lucidità e di una lungimiranza ineccepibili.    

Ma non basta. In un fondamentale saggio di recente pubblicazione, dal titolo eloquente “La natura della moneta” il Prof. Geoffrey Ingham, (docente di economia politica e sociologia nelle Università di Cambridge, Sussex e Leichester) ha approfondito con elevata competenza e notevole acume, l’intera problematica della nascita, della emissione e della circolazione della moneta. In merito alla introduzione dell’euro egli così si è espresso senza mezzi termini “ Il Trattato di Maastricht ha lasciato la politica fiscale nelle mani degli Stati membri,ma ha imposto limitazioni significative allo scopo di impedire ai governi di introdurre misure espansive di deficit spending e di far crescere il debito pubblico a livelli che potrebbero essere considerati non sostenibili…Una volta stabilito che le Banche Centrali dei singoli Stati, non possono monetizzare i debiti dei paesi di appartenenza, i deficit di bilancio vanno finanziati direttamente attraverso il mercato monetario, come quelli di qualsiasi impresa privata. In sostanza i paesi dell’Eurozona ora devono assicurarsi in anticipo il finanziamento di qualsiasi operazione di deficit spending, o aumentando la pressione fiscale o vendendo sul mercato i loro titoli di Stato…Qui la moneta non è più, in termini Keynesiani, una creazione dello Stato. Al contrario, l’euro, sarà una pura moneta privata, creata su richiesta esclusiva di agenti privati da banche obbligate a rispettare gli obiettivi fissati dalla Banca Centrale (composta da banche private ndr) e sostenuta dalle aspettative dei mercati finanziari…Con la perdita virtuale della capacità di creare moneta e l’obiettivo esclusivo della stabilità dei prezzi in capo alla BCE (Banca Centrale Europea), il potere degli Stati membri, di influenzare la produzione e l’occupazione in direzione positiva o espansiva è andato perso”!!!  

Infine, il Prof. Giuseppe Palma ( giurista, esperto di circolazione monetaria, docente universitario di diritto amministrativo e pubblicista), ha dichiarato in un recente intervento a proposito del sistema europeo che “…il sistema salterà con delle conseguenze gravissime per tutti noi, perché ci si rifiuta di applicare degli accorgimenti logici cominciando nel cambiare la BCE e renderla cioè prestatrice illimitata di ultima istanza; poi bisogna escludere il Consiglio dell’Unione Europea dalla procedura legislativa attribuendolo soltanto al Parlamento europeo; infine bisogna cambiare l’euro, cioè destinare la moneta unica non più ai mercati dei capitali privati ma direttamente ai governi e alle loro esigenze. In 6 mesi,il sistema sarebbe salvo. Ma in caso contrario si salveranno in pochi quando tutto si dissolverà. Personalmente sono convinto che mai la Germania accetterà di realizzare tutte queste riforme del sistema, quindi necessario a mio parere tornare quanto prima alla sovranità monetaria!!”

A questo punto, risulta istruttivo narrare un accaduto ( riportato da www.democraziammt.info). Un giorno, nei corridoi della Commissione Europea di fronte alla terrificata constatazione dell’economista Alain Parguez, secondo il quale l’euro avrebbe portato gli europei alla struttura sociale dei secoli precedenti annullando ogni principio realmente democratico, Jacques Attali ( stretto collaboratore di Francois Mitterand e stratega della istituzione dell’euro) rispose con naturalezza : “Ma cosa crede la plebaglia europea, che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?”…non ci risulta che tale citazione sia mai stata contestata nella sua veridicità!! 

A conclusione di tale disamina, non possiamo esimerci dal citare Paul Krugman (premio Nobel per l’economia, tra i maggiori economisti al mondo in assoluto) il quale, in una sede ufficiale a conclusione di un intervento, riferendosi al nostro paese ha affermato: “ adottando l’euro l’Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica”

Proseguendo il discorso. A tale condizione di natura macroeconomica si aggiunge anche la beffa che il cittadino italiano ha dovuto subire a causa di una disposizione legislativa ( art 26 del decreto legge n.201 del 06.12.2011 – cosiddetto decreto salva Italia -) emanata dal Governo Monti, che ha arbitrariamente ed illegittimamente anticipato il termine di prescrizione della lira dal 29 febbraio 2012 al 6 dicembre 2011, impedendo in questo modo ai cittadini di poter convertire la loro lire in euro!! Con tale provvedimento lo stato italiano ha beneficiato in modo del tutto surrettizio di ben 1,6 miliardi di euro,che guarda caso, sono state versate dalla Banca d’Italia nelle casse statali ( Fondo ammortamento dei titoli di Stato)per poter ridurre il debito pubblico....quel debito pubblico che da decenni nessun governo riesce a ridurre!!

Ma poi è intervenuta in merito la Corte Costituzionale ( cfr. sent n. 216 del 5 novembre del 2015) a porre rimedio alle nefandezze operate dal Governo ai danni del cittadino. La Consulta ha “bocciato” la disposizione normativa con queste inequivocabili parole “…il fatto che al momento di entrata in vigore del decreto salva Italia,fossero già trascorsi 9 anni e 9 mesi dalla cessazione del corso legale della lira non è idoneo a giustificare il sacrificio della posizione di coloro che confidando nella pendenza del termine originariamente fissato dalla legge, non avevano ancora esercitato il diritto di conversione”

…e pensare che Donato Menichella ( Governatore della Banca d’Italia nei difficili anni della ricostruzione 1948-1960) pronunciandosi sulla questione già molto tempo prima, ebbe a dire in modo perentorio <<i biglietti andati fuori corso non dovrebbero andare in prescrizione MAI>>. E’ evidente che parliamo di uomini di altri tempi!!

Ed ora passiamo agli aspetti tecnico-numismatici della produzione degli EURO e dei dispositivi anticontraffazione che l’evoluzione della tecnica ha adottato. Seguirà  l’analisi di una banconota da 10 euro ( seconda serie) con alcune considerazioni sul profilo grafico dell’emissione.

Le banconote in euro vengono stampate in relazione al quantitativo e alla tipologia di taglio assegnataci dalla BCE, nello stabilimento del servizio banconote della Banca d’Italia. La materia prima è prodotta da 100% da fibra di cotone; nel foglio già figurano la filigrana, il filo di sicurezza e l’ologramma ( applicati in precedenza da una cartiera accreditata dalla BCE); la carta così preparata viene sottoposta al 1^ processo di stampa attraverso una macchina offset: in questa fase viene impressa una porzione del disegno di fondo ( ottenuto in precedenza su lastra, mediante un procedimento pantografico). La stampa offset o indiretta, indica un tipo di stampa in cui le lastre non stampano direttamente su carta,ma l’inchiostro è prima trasportato su un tessuto gommato e poi da questo alla carta. Il foglio così prodotto viene sottoposto ad un primo controllo di qualità e alla ricerca di eventuali difetti. Segue il 2^ processo di stampa attraverso la serigrafia ( un tipo di stampa che utilizza inchiostri otticamente variabili, applicati mediante l’utilizzo di forme stampanti permeabili). Ed è in questa fase che compare per esempio il 10 verde smeraldo sul biglietto da dieci euro seconda serie; a questo punto segue la 3^ fase di stampa, la più importante, quella calcografica, in cui i fogli passano attraverso lastre metalliche inchiostrate in incavo, che mediante una forte pressione stampano in rilievo la parte rimanente del disegno ( provate a toccare con attenzione la parte del disegno del biglietto da 10 euro che riproduce il portale ed i bordi e noterete come l’inchiostro sia percepibile al tatto); segue poi la stampa del numero di serie mediante un punzone. Il processo di stampa si conclude mediante l’applicazione di una vernice protettiva trasparente ( stampa flessografica),che conferisce al biglietto maggiore resistenza rispetto alla serie precedente che tendeva a consumarsi più velocemente. Seguono quindi le operazioni di taglio e confezionamento ( in mazzette da 100 banconote e poi in ballette da 1.000 banconote). Per verificare se i biglietti rispondono agli standard di qualità richiesti, alcuni esemplari vengono prelevati a campione e sottoposti a test di invecchiamento attraverso l’immersione in una speciale soluzione. Vi è poi un’altra prova che prevede l’immersione del biglietto in speciali sfere di plastica con vibrazione,per simulare il deterioramento meccanico del biglietto. Terminato il processo, le banconote inscatolate, escono dallo stabilimento per essere trasportate alla rete di filiali della Banca d’Italia e da qui alle banche commerciali.  

Ora, dopo la descrizione del processo produttivo dell’euro, se ponete davanti a voi una banconota da DIECI EURO seconda serie, vi sono delle ultime osservazioni da fare:

1)    Innanzitutto la simbologia architettonica utilizzata sui biglietti (ponti e portali)  è anonima, perché non mostra né personaggi nè volti che hanno avuto un rilievo o una statura europea. I singoli paesi sono annullati da una espressione meramente geometrica senza una autentica espressività. Ma possiamo spingerci ancora oltre sull’utilizzo degli elementi architettonici, perché secondo più approfondite ricerche, tutta la simbologia che concerne le costruzioni, rimanda alla antica concezione della Massoneria, una società segreta ( la nostra Costituzione all’art 18 comma 2° vieta l’esistenza di associazioni segrete) che utilizza i simboli dell’arte muratoria per poter celare un sapere ermetico ed una forma di potere, nascosta ai comuni cittadini.

 Su tale argomento, ci riserviamo tuttavia, un successivo approfondimento in una monografia specificamente destinata alla analisi e alla storia della simbologia monetaria.

 Proseguendo, notiamo che accanto al portale in stile romanico, sono presenti anche due pentacoli ( stelle a 5 punte) simbolo per eccellenza della Massoneria. Sul punto, ampia ed accreditata letteratura, chiarisce che “ la stella fiammeggiante a 5 punte della Massoneria è il simbolo della manifestazione centrale della Luce,rappresenta l’uomo rigenerato che irraggia come la luce, nel mezzo delle tenebre del mondo profano”. Inoltre, esaminando l’immagine aerea della Camera dei deputati italiana emerge, in modo inquietante, che nella pavimentazione antistante l’ingresso, spicca, insieme ad un candelabro ebraico a sette braccia (la Menorah, anch’esso universalmente utilizzato dalla Massoneria) anche una stella a 5 punte, ritenuta il simbolo della Repubblica Italiana. Istruttivo poi risulta una osservazione pubblicata sulla rivista “Civiltà Cattolica” e mai smentita, secondo la quale “ il pentacolo è lo stellone regalato all’Italia dalla Massoneria….l’Italia repubblicana non era mai arrivata a tanto”!!

2) Proseguendo, accanto all’acronimo della Banca Centrale Europea (BCE), sul fronte del biglietto in basso a sinistra, si intravvede una micro lettera “C” entro una circonferenza. Ebbene, questo è il simbolo del copyright, ed è sinonimo di proprietà!! Ciò significa che per la BCE le sue emissioni hanno un proprietario, che dà in prestito agli stati europei un determinato numero di banconote previo un interesse. Ma non dovrebbero essere gli Stati sovrani in base alla Costituzione a dover liberamente emettere banconote mediante la propria Banca di Emissione?? E dunque, il potere di emissione è diventato “privato” ed è esercitato solo formalmente dalla BCE, la quale deve rendere conto agli effettivi proprietari dei biglietti ( un club di banche private), che decidono la politica di emissione degli stati?? …..Che l’emissione delle eurobanconote sia di natura consorziale è evidente, ma che sia oscura la fonte della loro proprietà ed il significato associato a tale simbolo è a dir poco inquietante….

3) La banconota inoltre, non presenta un numero di serie ma solo l’espressione alfanumerica di un algoritmo matematico: di fatto non è possibile conoscere a che tipo di emissione è riconducibile il biglietto, a quale serie, che numero progressivo presenta il biglietto e a quale stock di officina appartiene l’emissione. Sapete cosa significa questo?? ……che è impossibile per il cittadino risalire al numero di emissioni presenti in circolazione relative ad un determinato taglio e alla effettiva quantità di moneta cartacea in circolazione. Il numero di serie ha sempre avuto nella cartamoneta italiana un valore di tracciabilità e controllo dell’esemplare ed ora con l’ingresso nell’euro,anche questo significato di trasparenza e di regolarità è venuto meno.

4) Un ultimo rilievo in riferimento alla rappresentazione geografica dell’Europa sul retro del biglietto. Noterete che nella indicazione dei paesi europei aderenti all’area euro sono stati eliminati tutti i confini nazionali, che hanno un preciso valore giuridico, politico ed economico!! Il fatto che l’Europa sia una unione monetaria non autorizza nessuna autorità a cancellare di fatto i confini nazionali e ad anticipare il risultato di un processo che è ancora di là da venire, (se e quando avverrà…) contravvenendo, pertanto, alle disposizioni costituzionali dei singoli Paesi che si esprimono in termini di entità statali sovrane. L’art 1 della Costituzione Italiana sul punto è chiarissima “…la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione”. Inoltre, quando nel 1947 ( anno di approvazione della carta costituzionale),  l’art 11 della Costituzione Italiana parlava di “ limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni” non si riferiva certo ad una futura Unione politica ed economica che si proponeva di esautorare gli Stati membri di ogni forma di sovranità economica e politica, come di fatto è avvenuto con l’euro e con i relativi Trattati sottoscritti dall’Italia, senza un adeguato dibattito parlamentare, senza nessuna forma di referendum popolare, senza una adeguata informazione da parte dei mass media mainstream che mettesse in condizione i cittadini di comprendere in modo adeguato le implicazioni economiche, sociali e politiche di tale percorso che si sta compiendo e che prosegue tuttora, con l’occulto obiettivo di realizzare formalmente gli “Stati Uniti d’Europa” ma sostanzialmente, di voler porre in essere una forma di governo privato in cui i reali centri decisionali sono sconosciuti ai cittadini e le cui decisioni sono a questi imposte in modo incontestabile ( cosiddetta sinarchia finanziaria)

 Si rinvia ulteriormente, per una seria ed approfondita analisi su questo delicato e complesso argomento, a due pregevoli saggi, il primo, del dott. Luciano Barra Caracciolo, membro del Consiglio di Stato ed autorevole giurista, dal titolo “La Costituzione nella palude” che indaga con grande lucidità il versante giuridico della questione della moneta unica europea e delle sue conseguenze sulla nostra carta costituzionale, il secondo, dell’Avv. Marco Mori, autorevole professionista impegnato nella tutela dei diritti dei consumatori, dal titolo eloquente, “il tramonto della democrazia” che sviluppa l’argomento con acute e penetranti osservazioni anche a livello finanziario ed economico.

Forse, ora ciascuno di noi rifletterà con maggiore attenzione quando si troverà una banconota in euro tra le mani… sia sugli aspetti economici, monetari, finanziari e giuridici,  sia sulla sua “inquietante” simbologia, che, bisogna ammettere, è davvero singolare  

EURO………espressione monetaria di un’area economica libera e condivisa, oppure strumento tecnico di controllo sociale e dittatura finanziaria?

A ciascuno la sua opinione.

 

Contatore visite